don giulio farina


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Solidarietà

il valore del Volontariato nell' epoca della crisi economica

Si può misurare la generosità di un popolo? La solidarietà è un bene impalpabile e si esplica in mille forme che di solito sfuggono all'osservazione scientifica e alla quantificazione. Ma fra i tanti modi di offrirsi al bene altrui ce n'è almeno uno sul quale è possibile azzardare dei censimenti: il volontariato. La sua importanza sociale è così alta, e il suo ruolo così insostituibile, da renderlo da almeno vent'anni oggetto di indagine approfondita in Europa e nel Nordamerica. I confronti fra i vari stati sulla dimensione del fenomeno, non sempre facili a causa delle diverse modalità e date d'indagine, indicano nei paesi scandinavi e nei Paesi Bassi i picchi di massima dedizione spontanea al bene comune. Seguono, per densità, i paesi anglosassoni, il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Francia.

Gli italiani sono dunque meno generosi dei loro confratelli occidentali? Non vogliamo crederlo: preferiamo pensare che buona parte del volontariato italiano agisca in penombra, in modo meno organizzato e ufficiale che altrove, spesso nel chiuso delle mura domestiche, dove c'è sempre un anziano da assistere, o un nipotino a cui fare da babysitter quando i genitori sono al lavoro.
Senza contare il fatto che il mondo della solidarietà è in continuo movimento. E che la situazione italiana sta rapidamente migliorando. I dati Istat ci informano infatti che, fra il 2001 e il 2003, il numero delle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali e provinciali è aumentato del 14,9%. Se poi confrontiamo i dati del 2003 con quelli del 1995, scopriamo che l'incremento è stato del 152%: si è passati da 8.343 a 21.021 unità. Naturalmente questo balzo statistico è dovuto anche al fatto che molte organizzazioni preesistenti hanno chiesto in ritardo l'iscrizione nei registri. Ma non si può negare che la cultura della solidarietà organizzata sia cresciuta sensibilmente anche da noi, nell'ultimo decennio.

Dal sito dell'Istituto nazionale di statistica si rileva:

"Nel 2003, per ogni organizzazione che ha cessato la sua attività se ne sono iscritte più di 10. Nonostante il notevole incremento del numero di unità, l'analisi dei dati dell'ultima rilevazione permette di confermare alcune delle caratteristiche salienti dell'universo delle organizzazioni di volontariato. In particolare, si osserva:

- il forte radicamento delle organizzazioni di volontariato nelle regioni settentrionali, anche se negli anni aumentano in misura relativamente più accentuata le unità presenti nel Mezzogiorno;

- la prevalenza relativa di piccole dimensioni organizzative, sia in termini di volontari attivi che di risorse economiche disponibili;

- la maggiore presenza, tra i volontari, di uomini, di persone in età compresa tra i 30 e i 54 anni, diplomate e occupate;

- la concentrazione relativa di unità nei settori della sanità e dell'assistenza sociale, anche se cresce nel tempo il numero di quelle che operano in settori meno "tradizionali";

- la crescita del numero di organizzazioni che hanno utenti diretti e, conseguentemente, l'aumento del numero di coloro che si rivolgono ad esse per soddisfare le loro esigenze."

Dietro il freddo rigore delle cifre pulsa un cuore immenso. Nessun'altra attività umana comporta una vocazione all'altruismo e uno scambio di emozioni paragonabili a quanto avviene nell'ambito, spesso così discreto da essere quasi invisibile, del volontariato. C'è chi dedica il proprio tempo libero a persone in difficoltà, chi alla tutela dell'ambiente e degli animali, chi alla conservazione del patrimonio artistico e culturale. Scelte ispirate, quasi sempre in assoluta libertà, dai moventi più disparati: l'esperienza personale o familiare del dolore, per esempio; l'aspirazione a un mondo meno disarmonico e più giusto di quello che ci circonda; un forte senso della comunità, della giustizia sociale, del destino collettivo. Fatto di iniziative spontanee, il volontariato si sottrae virtuosamente alle logiche del mercato e del profitto dominanti; abbatte, dove può e con lodevole senso pragmatico, difficoltà e barriere altrimenti insormontabili; cuce gli strappi di un sistema imperfetto; colma una parte di quei vuoti che lo stato, anche il più efficiente, lascia intorno a sé per carenza di risorse, impedimenti burocratici o, nei casi peggiori, per colpevole disimpegno.

Una società ideale non avrebbe bisogno di volontari: riuscirebbe da sola a risolvere tutti i problemi dei membri che la compongono. Ma le società perfette esistono solo nel mondo del sogno e dell'utopia. Coniato verso il 1516 da Tommaso Moro, il termine utopia - concezione immaginaria di un governo o di una società ideali - suona come l'incrocio di due parole greche: óutopia ("nessun luogo", "luogo inesistente") ed eutopia ("luogo della bellezza, dell'armonia"). Immaginare mondi utopici, meravigliosi anche se in parte irrealizzabili, è una delle più elevate attitudini umane. Le utopie non sono meno necessarie del pane quotidiano. Per migliorare il mondo bisogna almeno provarci. E per fortuna c'è chi lo fa, rimboccandosi le maniche e applicandosi al bene collettivo.

Più si aggravano i problemi di una società, più cresce il bisogno di persone disposte a dare una mano. Il momento che attraversiamo non è dei più felici. Le condizioni di salute dell'economia globale suscitano livelli di preoccupazione ai quali ci eravamo disabituati; l'economia, insomma, non sta molto meglio dei tanti pazienti affidati alle cure degli ospedali e delle onlus. Di solito sono proprio i momenti più bui a spronare le idee, lo spirito di fratellanza, la voglia di fare. Forse - o almeno così speriamo - la prossima rilevazione Istat sul volontariato registrerà una ulteriore impennata quantitativa e qualitativa: se non nel numero delle strutture, almeno in quello dei singoli addetti.

P.B
In Italia le attività di volontariato correlate alle istituzioni sono disciplinate dalla legge-quadro n. 266 dell'11 agosto 1991. Puoi trovarne il testo qui: http://www.volontariato.org/leggequadro.htm


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